Aprire una partita IVA nel 2020: iter, costi e regimi

Dovresti aprire una partita IVA per intraprendere la tua attività professionale o commerciale? Devi sapere che per aprire una partita IVA nel 2020 ci sono degli iter, dei costi e vari regimi tra i quali scegliere. Scopriamo insieme nel dettaglio quali sono!

Come aprire una partita IVA nel 2020

Scegliere il giusto regime fiscale

Il primo passo per aprire una partita IVA nel 2020 bisogna scegliere il regime fiscale con il quale operare. Ci sono diverse soluzioni per i freelance, i commercianti, liberi professionisti. Tutto dipende dal tipo di attività e professione che ci si sta accingendo a svolgere.

Regime Forfettario: questo regime fiscale è pensato per tutti i freelance e liberi professionisti che fatturano una cifra al di sotto dei 65 mila euro annui. Questo regime si basa su un calcolo forfettario delle spese. In poche parole, non ci sarà bisogno di dedurre le voci e tutti i costi sostenuti nel corso dell’anno. In quanto con questo regime lo Stato deduce già il 22% delle spese in via forfettaria sul fatturato lordo. Questo vuol dire che si andranno a pagare le spese solo sul 78% delle entrate effettive avute nel corso dell’attività. Le tasse da pagare sono pari al 5% del fatturato mentre per i contributi Inps al 25,72%.

Regime contabilità ordinaria: il regime di contabilità ordinaria si applica alle società di capitali, alle imprese che hanno fatturato un importo superiore ai 400 mila euro in caso di attività nel campo dei servizi e di 700 mila euro per le attività che hanno ad oggetto delle cessioni di beni, e infine tutte le altre attività economiche. I contribuenti che si trovano nel regime in contabilità ordinaria devono avere registri IVA dove annotare i documenti rilevanti ai fini dell’IVA, registrare i cespiti ammortizzabili avere un giornale dei corrispettivi e dei libri sociali. 

Regime di contabilità semplificato: in questo caso il regime si applica sia alle attività d’impresa e commerciali sia per i liberi professionisti. Per accedere a questo regime di contabilità semplificato si deve aprire una SNC, una SAS, una SDF, una SRL, un’impresa commerciale individuale, un’impresa artigianale individuale. Infine, i liberi professionisti che guadagnano più di 65 mila euro annui e non possono accedere al regime forfettario, devono accedere al regime di contabilità semplificata. In ogni caso, chi aderisce al regime di contabilità semplificata non deve percepire ricavi superiori a 400 mila euro per prestatori di servizi e 700 mila euro per le altre attività.

Scelta del Codice ATECO

La scelta del codice ATECO non è soggettiva ma dipende dal tipo di attività che si deve intraprendere. Il codice ATECO è una combinazione numerica che permette di contraddistinguere le varie attività professionali, commerciali, artigianali e imprenditoriali.

Il codice ATECO viene consigliato dal proprio consulente fiscale e permette di configurare la propria attività. Questo è un codice alfanumerico molto importante in quanto da questo dipende anche il coefficiente di redditività, e quindi anche la quota del fatturato sul quale si pagano le imposte e i contributi.

Iscrizione alla cassa previdenziale

Quando si apre la partita IVA il terzo passaggio è quello che riguarda l’iscrizione alla Cassa previdenziale di riferimento. In questo modo si potranno versare i contributi per il proprio futuro piano pensionistico. Ma tutte le partite IVA hanno una cassa? In realtà no. Perché la Cassa Previdenziale è destinata a tutti coloro che hanno l’iscrizione ad un Albo o Ordine Professionale. Professionisti come: psicologi, ingegneri, medici, nutrizionisti, biologi, architetti ecc…devono versare i contributi e attenersi ad aliquote e regole indicate dalla cassa di appartenenza.

Le attività che non hanno una cassa, come ad esempio i liberi professionisti in nuove attività imprenditoriali come copywriter o web developer ecc…devono obbligatoriamente iscriversi all’Inps senza cassa ossia al sistema di Gestione Separata che richiede il pagamento di un’aliquota pari al 25,72%.

Le ditte individuali, le società ecc…devono iscriversi invece o alla cassa per la Gestione Artigiani oppure alla Cassa Gestione Commercianti dell’Inps. In entrambi i casi, queste attività devono corrispondere un contributo previdenziale annuale fisso, anche nel caso in cui dichiarino reddito 0. Il contributo è pari a 3800 euro. A questi si aggiunge anche un contributo Extra del 24% per chi ha più di 21 anni e del 21,90% per chi ha meno di 21 anni. Questa viene applicata se nel 2020 il reddito ha superato i 15.953 euro. 

Iter per l’apertura di una Partita IVA

Per aprire la Partita IVA è necessario come abbiamo visto seguire degli step specifici. In linea generale, bisogna considerare che per aprire una Partita IVA è bene affidarsi a un consulente fiscale oppure ad un commercialista.

L’iter di apertura della Partita IVA prevede dunque:

  • Scelta del Regime Fiscale al quale aderire
  • Scelta della ditta individuale o società da aprire
  • Decisione del Codice ATECO
  • Iscrizione alla Camera di Commercio di riferimento
  • Iscrizione alla cassa previdenziale, alla gestione separata Inps oppure alla Gestione Artigiani o Commercianti

Una volta concluso quest’iter burocratico si avrà una posizione fiscale aperta per l’apertura della propria attività imprenditoriale, commerciale o professionale.

Quanto costa aprire la Partita IVA?

Quali sono i costi per l’apertura della Partita IVA? La Partita IVA richiede un costo d’apertura che dipende sia dal tipo di attività imprenditoriale o professionale che si vuole condurre sia dal commercialista o libero professionista al quale ci si affida. Per il regime forfettario dato che i costi e le procedure sono minori viene richiesto di solito un costo tra i 300 e i 1000 euro al massimo. Per chi opera nel regime ordinario i costi possono raggiungere anche i 5 mila euro. Mentre per quanto riguarda il regime di contabilità semplificata ha un costo che può andare dai 1500 ai 3500 euro.

Dopo aver corrisposto le spese per l’apertura, al fine di gestire in modo ottimale dal punto di vista fiscale la propria attività bisogna considerare quelle che sono richieste dal commercialista o dal consulente del lavoro. Il commercialista può richiedere una cifra che parte dai 100 euro al mese fino a raggiungere anche i 500 euro mensili per il regime ordinario. In definitiva, una partita IVA e la sua gestione, tolte le tasse che dipendono dal reddito, può avere dei costi che vanno dai 1200 euro l’anno fino ai 6000 euro annui per le grandi imprese.

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Recensioni

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