Come aprire un Cocktail Bar

come aprire un cocktail bar

Le persone dinamiche, fortemente motivate ad avviare un’attività che consenta loro di lavorare a contatto con il pubblico, hanno nei cocktail bar un’opzione da non sottovalutare. Tali locali, specializzati nella somministrazione di varie tipologie di drink (aperitivi, soft drink, long drink, shorts e cocktail analcolici in primis) sono molto in voga tra i giovani, e non sol. Certo, si tratta di un’attività che richiede una particolare attenzione, tanta passione, organizzazione e, soprattutto, un investimento iniziale non indifferente. Se è possibile fare fronte a quest’ultimo optando per il franchising, è comunque necessario pianificare con cautela ogni passo, rispondendo a quanto previsto dalle normative e scegliendo un format che riesca ad attrarre la clientela e a fidelizzarla.

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Le basi dell’attività Cocktail Bar

In fase di pianificazione occorre innanzitutto redigere un “business Plan” il più possibile accurato. Al contempo, è richiesta chiarezza di idee in merito al locale da adibire a cocktail bar, all’arredamento, al menù da proporre e al “concept” da adottare.

Non meno importante è valutare i concorrenti e individuare il target di riferimento. Saranno questi due elementi, infatti, a consentire di effettuare una scelta consapevole del format e della location migliori.

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Quale format adottare?

In genere, chi raggiunge il successo in questo campo persegue una delle seguenti strade: avviare un format polifunzionale o propendere per un cocktail bar specializzato. Nel primo caso, gli avventori hanno la possibilità di scegliere tra una scelta molto ampia di cocktail e drink, inclusi vino e birra. Spesso compaiono nel menù anche le tipiche proposte dai bar, compresa piccola pasticceria e piatti veloci. Chi preferisce specializzarsi può avviare un wine bar, un cocktail bar incentrato su un particolare drink (ad esempio il rum o lo spritz) o sulle chupiterie.

A fare la differenza tra un cocktail bar di successo e i locali costretti a chiudere dopo pochi mesi è la bontà della proposta. Questa deve essere intesa non unicamente in termini di qualità delle materie prime, ma come competenza e professionalità di chi lavora dietro il bancone. Altrettanto importante è la capacità di innovare il menù con drink originali.

Il ruolo del marketing per rendersi visibili

Chi si lancia in questa avventura dovrebbe puntare su campagne di marketing e di comunicazione che facciano presa sul pubblico. Il web, da questo punto di vista, ha un ruolo cardine. Una pagina ufficiale su un canale social, aggiornata frequentemente con nuovi post, o un sito accattivante in cui compaiano foto, menù e recensioni verificate della clientela, promuoveranno al meglio l’attività. E offline? Inserzioni pubblicitarie sui quotidiani della zona e volantini. Ottima idea è prevedere una serata inaugurale, meglio ancora prevedendo assaggi gratuiti, e organizzare periodicamente serate a tema.

Scegliere la location: alcuni consigli in merito

Al momento di decidere in che locale aprire il cocktail bar è prioritario optare per una zona in cui sia più semplice attirare il target di clientela desiderato. L’ubicazione dovrebbe prediligere zone centrali o non lontane dalle vie oggetto di traffico pedonale. Nel caso in cui in centro non siano disponibili locali, individuare zone facilmente accessibili con i mezzi pubblici. Nelle città in cui è presente l’università preferire le vie adiacenti alle facoltà.

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Requisiti richiesti per aprire un cocktail bar

I requisiti che occorre possedere in base alle leggi vigenti sono sia professionali che personali. Chi intende aprire l’attività deve aver frequentato un corso SAB (o ottenere un titolo equivalente) per la manipolazione di cibi e bevande, e la relativa conservazione. Obbligatorio è anche il corso HACCP, cui prenderà parte l’intero personale.

Passando ai requisiti relativi al locale, questo dovrà essere a norma di legge sia come agibilità che a livello di sicurezza e igiene (sarà l’Asl a concedere il nulla osta). È fondamentale ricavare un servizio igienico destinato al personale (che dovrà avere a disposizione anche uno spogliatoio), cui affiancarne 2 o 3 da riservare ai clienti (uno in grado di ospitare i disabili).

Qualora il cocktail bar proponga anche piatti espressi e stuzzichini vari, gli spazi adibiti alla preparazione e alla conservazione del cibo dovranno essere a norma, ad esempio presentando sistemi che aspirino i fumi di cottura.

Gli adempimenti necessari

Oltre ad aprire una Partita Iva, si dovrà provvedere all’iscrizione al Registro delle Imprese, alla comunicazione di inizio attività e alla regolamentazione delle posizioni INPS e INAIL. Vendendo alcolici occorrerà la licenza per la loro somministrazione, concessa dall’Agenzia delle Dogane. Se il locale ha dimensioni importanti potrebbe rendersi necessario anche l’attestato antincendio. A completare il tutto è il permesso per l’insegna, la valutazione dell’impatto acustico e, nel caso in cui venga diffusa musica, o si prevedano concerti dal vivo, il pagamento dei diritti SIAE. Per essere aggiornati anche su possibili requisiti Regionali meglio rivolgersi allo SUAP (Sportello Unico delle attività produttive) del Comune.

Investimento iniziale e costi da sostenere

Chi vuole aprire un cocktail bar deve tenere conto che occorrerà un investimento minimo iniziale non inferiore ai 50.000, fatto salvo il ricorso al franchising.

Altre voci di costo sono quelli delle utenze, di eventuali piccole ristrutturazioni e dell’allaccio degli impianti. Le uscite riguarderanno anche arredamento, insegna, illuminazione, attrezzature, accessori, bicchieri e piatti (se verrà venduto del cibo). Altre spese concernono il personale (inclusa la formazione), gli adempimenti burocratici, eventuali consulenze e licenze, le materie prime, quelle di consumo e gli alcolici.

Aprire con la formula del franchising

Fortunatamente, in Italia esistono più reti franchising che offrono l’opportunità di aprire uno di tali locali “chiavi in mano”. La casa madre permetterà di usufruire di un marchio noto, provvederà alla formazione del personale e supporterà l’attività a 360°, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita con attività promozionali e aiutando nell’allestimento.

Optando per il franchising si godrà di modalità organizzative collaudate, potendo ottenere con maggiore facilità eventuali dilazioni di pagamento, finanziamenti o condizioni “privilegiate” di fornitura.

Se l’obiettivo è dar vita a un cocktail bar di successo, professionalità, qualità e creatività rappresentano una priorità. Proporre alla clientela un locale caratterizzato un’ottima atmosfera, anche grazie a un’attenta selezione di arredi e illuminazione, è un buon punto di partenza. Saranno basi solide a favorire la buona riuscita dell’investimento.

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