Come aprire un Ristorante Etnico

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Fino a oggi i ristoranti etnici hanno ottenuto in Italia un buon riscontro di pubblico. Ad attrarre sono soprattutto le attività di ristorazione orientali (su tutte cucina cinese, giapponese e thailandese) ed e del Centro e SudAmerica (Messico, Argentina e Brasile). Negli ultimi anni anche la cucina tradizionale africana ha raccolto sempre più consensi.

A esercitare grande appeal nel pubblico sono inoltre i ristoranti multietnici e le realtà che puntano sulla cucina “fusion”.

Un settore che, grazie alla presenza ormai capillare di stranieri lungo la penisola, e al sapiente uso di strumenti promozionali come i coupon digitali, è destinato a crescere ulteriormente. Nelle prossime righe verrà indicato come aprire un ristorante di successo, esaminando requisiti, costi, guadagni e altri aspetti essenziali.

Quali sono i piatti offerti nei ristoranti etnici?

Il pollo in agrodolce è un vero e proprio cavallo di battaglia dei ristoranti cinesi. Involtini primavera e dim sum sono altri piatti molti richiesti da chi frequenta tali locali. Gli amanti del cibo indiano apprezzano soprattutto il pollo tandoori e le varie tipologie di biryani, piatto a base di riso. Se il churrasco attira gli appassionati di cibo brasiliano, sono le varie versioni del pad thai a conquistare chi apprezza il cibo thailandese. Fajitas, chili con carne e burritos, infine, sono immancabili nei menu dei locali messicani.

L’obiettivo di chi apre un ristorante etnico è conquistare sia gli immigrati giunti in Italia alla ricerca di sapori familiari al palato, che gli italiani desiderosi di provare nuove esperienze culinarie. Proprio l’eterogeneità del pubblico di riferimento fa prospettare un futuro roseo.

Burocrazia: cosa richiedono le normative vigenti?

Prima di aprire un ristorante, un fast-food o un qualsiasi locale incentrato sulla cucina etnica è necessario tener conto della trafila burocratica prevista. Dopo aver presentato al Comune la Scia, ossia la “Segnalazione Certificata di Inizio Attività”, il passo successivo è l’apertura della partita Iva, seguita dalla registrazione presso la CCIAA locale. Quando è necessario ristrutturare i locali scelti per lo svolgimento dell’attività occorre attenersi alle normative comunali e a quelle che sono le prescrizioni dell’Asl. Per concludere, è necessario aprire una posizione presso Inps e Inail. Quest’ultima non sarà limitata al titolare, estendendosi a tutto il personale.

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Ulteriori requisiti richiesti

Il titolare del locale, o uno dei soci, deve aver conseguito la qualifica che gli consenta di somministrare cibo e bevande. Per ottenerla sono sufficienti due elementi: essere in possesso del diploma di istituto alberghiero e aver lavorato nel settore per un minimo di 2 anni nel corso dell’ultimo quinquennio. E chi non ha frequentato l’alberghiero? Esiste una strada alternativa per vedersi riconoscere la qualifica, ossia seguire un corso SAB (Somministrazione di Alimenti e Bevande), superando l’esame finale. Tale abilitazione, un tempo chiamata REC, prevede corsi organizzati dalla Camera di Commercio e da diversi enti formativi accreditati.

Ogni membro del personale deve poi disporre della certificazione HACCP, anch’essa ottenibile tramite corsi specifici. La sigla HACCP rappresenta l’acronimo di “Hazard Analysis and Critical Control Points”, traducibile in italiano come “Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti critici”. Costituisce un protocollo volto ad attestare la sicurezza e l’igiene di quanto offerto al pubblico nel settore alimentare.

Quanto costa aprire un ristorante etnico in Italia?

Prendendo in esame il capitale necessario per poter avviare un ristorante etnico, 80.000 euro potrebbero rivelarsi sufficienti. Si tratta di un’indicazione di massima, in quanto molto dipende dalla tipologia di ristorante.

Tra i fattori che possono far variare l’investimento, i più importanti sono l’arredo (chi opta per il franchising risparmierà su tale voce) e il costo del personale. In molti casi, per offrire alla clientela un’atmosfera in linea con la proposta culinaria, la scelta ricade su mobili importati dai Paesi originari. Allo stesso tempo, anche alcuni degli ingredienti impiegati (come la carne argentina o il sake dei ristoranti giapponesi) provengono dalla terra d’origine. Va comunque ricordato come chi predilige i ristoranti fusion prediliga piatti realizzati a partire da materie prime “Made in Italy”.

I guadagni: da cosa sono determinati?

Anche i guadagni, al pari dei costi, sono destinati a variare in base a vari fattori. Occorre sottolineare, in primis, che fanno parte dei ristoranti etnici anche le attività di take away e gli “all you can eat”. I prezzi, in entrambi i casi, sono decisamente più bassi di quelli applicati dai ristoranti etnici veri e propri.

Quel che è certo è che, qualunque sia la tipologia proposta, adottando specifiche strategie di marketing e strumenti pubblicitari adeguati i guadagni potranno incrementare notevolmente. Abbinare un menù in linea con le aspettative della clientela, promozioni mirate e un’atmosfera che permetta ai commensali di trascorrere momenti davvero piacevoli è la chiave per il successo.

L’obiettivo sarà conquistare sia gli immigrati giunti in Italia alla ricerca di sapori familiari al palato, che gli italiani desiderosi di provare nuove esperienze culinarie. Proprio l’eterogeneità del pubblico di riferimento fa prospettare un futuro roseo.

Perché optare per il franchising?

Avviare un’attività di ristorazione etnica in franchising significa non solo ottenere in concessione l’utilizzo di un marchio già conosciuto, ma beneficiare della trasmissione del cosiddetto “know-how“. E questo può fare la differenza, soprattutto se chi vuole aprire non è sufficientemente competente in merito a vari aspetti dell’attività (scelta degli arredi, reperimento degli ingredienti, modalità di preparazione dei piatti). Sarà il franchisor a prendersi cura di tali elementi, oltretutto fornendo supporto amministrativo e preoccupandosi del marketing.

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