Quali sono le norme che regolano l’apertura di un negozio in franchising? Lanciarsi nella magnifica avventura dell’apertura di un’attività propria significa prima di tutto conoscere le regole da seguire, i margini tra i quali ci si può muovere nell’esplorazione delle proprie attitudini e ciò che è dovuto a chi offre tale possibilità.

Requisiti oggettivi dell’affiliato

La legge prevede che per aprire un’attività commerciale, sia essa indipendente o in franchising, è necessario avere i requisiti previsti dall’art. 5, commi 2 e 4, del D.L.vo 114/98 ovvero:

  • Non aver subito fallimenti in precedenza
  • Nessuna condanna penale o misure di prevenzione (onde evitare il divieto di esercizio commerciale per 5 anni)
  • In caso di attività in settore alimentare è condizione sine qua non la frequentazione con esito positivo di un corso professionale per il commercio relativo al settore riconosciuto dalla Regione di residenza o da enti preposti a tal riguardo.
  • Apertura di Partita IVA (posizione fiscale)
  • Apertura di posizione contributiva ed assicurativa (Inps ed Inail)
  • Comunicazione di inizio attività (DIA).

A questo si aggiunge il rispetto dei requisiti richiesti dalla legge n. 129 del 6 maggio del 2004, del Codice deontologico Aif (Associazione Italiana del Franchising), quello del FiF (Federazione Italiana Franchising) ed il regolamento CEE 2790/99 in materia. Essi tracciano in maniera chiara e priva di fraintendimenti sia quelli che sono gli obblighi da affrontare dal punto di vista tecnico nel momento in cui si decide di aprire un’attività in franchising, sia quello che deve essere il comportamento di entrambe le parti per far prosperare questa formula di commercio, dando spazio ad un’attitudine onesta nei confronti di tutti i coinvolti, a partire dagli imprenditori in accordo fino alla clientela.

Come funziona il contratto di franchising?

Una volta scelto l’affiliante al quale ci si vuole unire per l’apertura del proprio negozio in franchising è importante sedersi a tavolino e stabilire legalmente il proprio rapporto di collaborazione. E’ qualcosa che qualsiasi imprenditore che voglia avere successo nel proprio campo deve essere in grado di portare a compimento ponendo delle basi solide.

Per prima cosa nessun contratto di franchising può essere “siglato” a voce. Esso necessita di essere scritto, altrimenti risulta nullo. Deve poi indicare:

  • L’ambito di esclusività territoriale e le relative specifiche dettate dal franchisor e dalle sue regole
  • Illustrare con chiarezza i servizi che il brand offre nel sostenere l’affiliato per ciò che concerne l’assistenza tecnica e commerciale (senza dimenticare l’allestimento, la progettazione e la formazione)
  • Mettere nero su bianco il totale degli investimenti e delle spese di ingresso che il franchisee deve sostenere
  • Specificare in maniera chiara le percentuali richieste dal marchio all’affiliato e la loro metodologia di calcolo, se in quota fissa o variabile e se vi è un incasso minimo da rispettare
  • Indicazione delle condizioni di rinnovo, cessione o risoluzione del contratto.

E’ importante specificare che se a tempo determinato, deve essere di una durata minima di 3 anni, e che lo stesso può essere annullato se una delle due parti fornisce false informazioni, con possibile richiesta di risarcimento per la parte lesa.

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