Quando si vuole aprire un’attività autonoma o un’attività in franchising è necessario aprire la Partita IVA. La normativa ha una natura articolata e per questo vi aiutiamo con una guida a comprendere quando aprire una partita IVA, quando è obbligatoria e in che modo funzionano i versamenti periodici e la dichiarazione annuale.
Quando aprire la partita IVA?
L’obbligo di Partita IVA sorge nel momento in cui un’attività viene svolta con abitualità, organizzazione e finalità economica.
Il legislatore considera un imprenditore chi esercita attività commerciali o agricole in maniera sistematica e ripetitiva, con lo scopo di produrre beni o servizi o di ricavarne un profitto attraverso intermediazione, trasformazione o vendita. Rientrano tra le attività commerciali le iniziative industriali, le attività assicurative e bancarie, i servizi rivolti alla circolazione dei beni e tutte le attività ausiliarie collegate.
La definizione agricola, invece, comprende la coltivazione del fondo, la selvicoltura, l’allevamento e la trasformazione dei prodotti agricoli.
Chiunque operi in questi ambiti con continuità deve dotarsi di partita IVA, anche se non lo fa in via esclusiva. L’unica eccezione riguarda chi svolge operazioni principalmente in forma privata, senza alcuna organizzazione assimilabile all’impresa.
Quando aprire una società
Quando due o più persone intendono svolgere un’attività in forma organizzata, devono costituire una società e aprire la relativa partita IVA.
L’ordinamento italiano prevede diverse tipologie societarie:
- Le società di capitali: S.r.l., S.r.l.s., S.p.A., S.a.p.A.
- Le società di persone: S.s., S.n.c., S.a.s.
- Cooperative
La responsabilità patrimoniale, la gestione interna e il regime fiscale variano molto da una forma all’altra, e proprio per questo la scelta della struttura giuridica è un passaggio necessario quando si apre la partita IVA.
Professioni, servizi e arti
Chi esercita un’attività professionale autonoma è tenuto ad aprire una partita IVA quando il lavoro viene svolto con continuità e senza vincoli di subordinazione. Il riferimento rientra nel lavoro autonomo chi presta un servizio o realizza un’opera percependo compensi che non sono assimilabili a un rapporto dipendente. Vale per avvocati, consulenti, designer, psicologi, fisioterapisti, artigiani e per chiunque operi con regolarità in un settore professionale.
Quali sono gli obblighi per le partite IVA
Quando si apre una partita IVA si entra in un sistema amministrativo che richiede ordine, continuità e una certa capacità di gestire documenti e scadenze.
Il primo passo è l’attribuzione del codice identificativo composto da undici cifre, un numero che accompagnerà ogni fase dell’attività, dalle fatture ai contratti, fino ai rapporti con l’Agenzia delle Entrate. È un elemento semplice nella forma ma decisivo nella sostanza, perché a partire da quel momento ogni movimento economico legato all’attività dovrà essere tracciato.
L’invio della dichiarazione di inizio attività segue procedure diverse a seconda della forma scelta. Le ditte individuali e i professionisti utilizzano il modello AA9/12, mentre le società devono ricorrere all’AA7/10.
La distinzione non è casuale, perché riflette una diversa struttura organizzativa: nel primo caso la responsabilità è legata alla persona fisica, nel secondo è la società, come soggetto autonomo, a dialogare con l’amministrazione fiscale.
Quando l’attività richiede l’iscrizione al Registro delle Imprese o al Rea, la pratica viene gestita tramite Comunicazione Unica, un sistema ormai consolidato che permette di assolvere, con un solo invio, a una serie di obblighi contemporanei verso enti diversi.
La procedura coinvolge la Camera di Commercio, l’INPS e l’INAIL oltre all’Agenzia delle Entrate, riducendo tempi e possibili errori.
Pur semplificando l’iter, questo passaggio richiede comunque attenzione, perché il codice ATECO indicato nella domanda definisce il profilo dell’attività, determina il regime contributivo, incide sulla possibilità di accedere a incentivi e agevolazioni e orienta i controlli fiscali futuri.
Oltre al codice ATECO, la dichiarazione deve riportare le sedi operative, eventuali unità locali e i dati anagrafici completi del titolare o del legale rappresentante.
Per i professionisti è ancora possibile presentare i documenti via raccomandata o direttamente allo sportello, una modalità che alcuni continuano a preferire perché consente di verificare i moduli insieme all’operatore e chiarire eventuali dubbi sul momento.
Al di là della forma scelta, ciò che conta è la precisione delle informazioni inserite, perché da esse dipenderanno molti adempimenti successivi.
Quando si fanno i versamenti IVA
La gestione dell’IVA rappresenta uno degli aspetti più delicati per chi ha una partita IVA, non solo per il peso economico dei versamenti, ma per l’impatto che la periodicità può avere sulla liquidità dell’attività. La normativa distingue tra contribuenti mensili e trimestrali e questa scelta, quando è possibile, va valutata con attenzione, perché definisce il ritmo fiscale dell’anno.
I contribuenti mensili calcolano l’IVA del periodo precedente e, se risulta un debito, devono versarlo entro il giorno 16 del mese successivo. È un modello adatto a chi ha un flusso di fatturazione costante e non presenta grandi oscillazioni stagionali.
Chi opta o rientra nel regime trimestrale deve invece effettuare tre versamenti nel corso dell’anno, con scadenza 16 maggio, 20 agosto e 16 novembre, maggiorando l’importo dell’1%. Questo regime è accessibile a chi, nell’anno precedente, non ha superato 500.000 euro di volume d’affari per attività di servizi e professioni oppure 800.000 euro per le altre attività.
Il vantaggio è evidente nei periodi di minor incasso, perché la cadenza trimestrale lascia più tempo tra una scadenza e l’altra, anche se la maggiorazione imposta dalla normativa va tenuta in considerazione. Esiste poi una categoria di contribuenti che, per caratteristiche della loro attività, può accedere alla liquidazione trimestrale senza l’applicazione dell’interesse dell’1%.
Parliamo dei distributori di carburanti, degli autotrasportatori conto terzi, di chi eroga servizi al pubblico e dei professionisti sanitari. Per loro l’ultimo versamento non coincide con il 16 marzo, ma va effettuato entro il 16 febbraio dell’anno successivo, salvo la presenza dell’acconto pagato entro il 27 dicembre. Una particolarità che richiede organizzazione, perché sposta le scadenze rispetto alla generalità dei contribuenti.
Come funziona la Dichiarazione Unica per chi ha la partita IVA
La Certificazione Unica, nella versione aggiornata per il 2025, mantiene la funzione di documento che attesta i redditi corrisposti a lavoratori dipendenti, autonomi, collaboratori occasionali e a tutti coloro che percepiscono compensi che il sostituto d’imposta deve comunicare all’Agenzia delle Entrate.
È un documento che fotografa la relazione economica tra chi eroga e chi riceve il reddito e che diventa fondamentale sia per la dichiarazione dei redditi del lavoratore sia per quella del sostituto.
Per i redditi corrisposti nel 2024, la CU viene consegnata al percettore entro il 17 marzo 2025, data entro cui deve essere trasmessa telematicamente anche all’Agenzia delle Entrate nella sua versione ordinaria.
Quando i compensi riguardano attività professionale svolta in modo abituale, la trasmissione può essere effettuata fino al 31 marzo, mentre le certificazioni che contengono redditi esenti o non inseribili nel modello precompilato seguono un calendario più ampio e possono essere inviate entro il 31 ottobre 2025.
Leggi anche:
► Guida per capire quando conviene aprire la Partita IVA


















