Lista dei Finanziamenti per avviare un impresa al femminile

finanziamenti per avviare un impresa al femminile

Fare impresa in Italia, per una donna, significa ancora oggi partire con qualche ostacolo in più. I dati più recenti dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere fotografano un sistema produttivo in cui le aziende guidate da donne sono poco più di 1,3 milioni, il 22,3% del totale, con un lieve calo rispetto all’anno precedente in termini numerici, ma una crescita evidente in termini di solidità: le realtà più strutturate e con più dipendenti stanno prendendo il posto delle microimprese più fragili, e questo è un segnale positivo.

Restano però i nodi di fondo: meno di un quarto degli imprenditori italiani è donna(!), e la presenza femminile si concentra soprattutto nei servizi, mentre rimane marginale nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.

Dietro questo squilibrio ci sono alcune motivazioni: è più difficile ottenere un prestito bancario, il carico familiare pesa in modo sproporzionato sulle donne, le reti professionali sono spesso meno accessibili e il capitale di partenza mediamente inferiore, mentre stereotipi e pregiudizi fanno il resto.

Per provare a colmare questo divario strutturale, negli ultimi anni il quadro degli strumenti di sostegno si è ampliato in modo significativo. Il governo ha destinato 400 milioni di euro dal PNRR alla creazione e allo sviluppo di imprese femminili, risorse che si traducono in contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati e misure di accompagnamento. A questi si sommano bandi regionali, programmi europei e misure generaliste che riservano alle imprenditrici punteggi aggiuntivi o quote di budget dedicate.

I finanziamenti per l’imprenditoria si rivelano quindi strumenti utili non solo per sostenere chi vuole avviare un’attività, ma anche per chi ha già un’impresa e vuole consolidarla, innovarla o ampliarla.

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Fondo Impresa Femminile: requisiti, cosa finanzia, come presentare domanda

Tra gli strumenti nazionali dedicati all’imprenditoria femminile, il Fondo Impresa Femminile è quello con la storia più lunga e la dotazione più consistente. Istituito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e affidato in gestione a Invitalia, è stato rafforzato con risorse PNRR nell’ambito dell’investimento sulla parità di genere.

Il suo obiettivo è sostenere chi vuole avviare una nuova impresa al femminile, ma anche chi ha già un’attività e intende svilupparla, attraverso contributi diretti e, in alcune edizioni, finanziamenti a condizioni agevolate.

Per accedere al Fondo bisogna rientrare nella definizione di impresa femminile prevista dalla normativa:

  • Le società cooperative e di persone con almeno il 60% di socie donne.
  • Le società di capitali dove i due terzi delle quote e dei posti in organi amministrativi siano detenuti da donne.
  • Le imprese individuali con titolare donna.
  • Le lavoratrici autonome, in alcuni cicli di apertura del bando.

Il requisito va rispettato già alla presentazione della domanda e viene verificato tramite i dati del Registro Imprese. Sul fronte delle agevolazioni, il Fondo lavora su due binari: uno rivolto alle realtà di nuova costituzione, l’altro alle imprese già operative da almeno un anno che vogliono crescere o consolidarsi. Per chi parte da zero, la copertura può essere molto alta, fino al 90% delle spese per i progetti più piccoli, mentre per le imprese già avviate si scende in genere tra il 50% e l’80%, con massimali più elevati.

Le voci di spesa che si possono portare in detrazione sono abbastanza ampie:

  • Macchinari, impianti, attrezzature e arredi.
  • Strumenti informatici, hardware e software.
  • Brevetti, marchi e altri diritti di proprietà intellettuale.
  • Consulenze e servizi specialistici.
  • Costi del personale aggiunto dopo l’avvio del progetto.
  • Affitti e, entro certi limiti, liquidità iniziale per far partire l’attività.

I settori ammessi coprono produzione, servizi, commercio, turismo e libere professioni, sono escluse solo le attività vietate dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.

Per fare domanda si accede alla piattaforma di Invitalia, dove va caricato un business plan completo, i preventivi delle spese previste, la documentazione societaria e le dichiarazioni richieste dal Ministero. Lo sportello funziona a scorrimento cronologico, quindi chi arriva prima, con un dossier completo e corretto, ha un vantaggio concreto.

Un aspetto da non trascurare è il coordinamento con altri incentivi: chi intende cumulare più misure sullo stesso investimento deve verificare con attenzione i limiti previsti dalla normativa europea sugli aiuti di Stato, per non rischiare di perdere le agevolazioni già ottenute.

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ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero: condizioni per le imprese femminili

Accanto al Fondo, l’altro strumento di punta per chi vuole avviare un’impresa femminile è ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero, sempre gestito da Invitalia. Formalmente la misura è aperta anche ai giovani under 35, ma una quota importante delle risorse è riservata alle imprese a guida femminile.

Il meccanismo si basa su un abbinamento tra un finanziamento senza interessi e una quota di contributo a fondo perduto, con una copertura complessiva che può arrivare fino al 90% delle spese ammissibili.

Possono accedere le micro e piccole imprese nate da non più di 60 mesi, oppure i team che ancora devono costituire la società, a condizione che la maggioranza dei soci e del capitale sia in mano a donne. Il calcolo della prevalenza tiene conto sia del numero delle persone coinvolte sia delle quote di proprietà, un dettaglio che va considerato già quando si definisce l’assetto societario.

La misura distingue due situazioni diverse in base all’età dell’impresa:

  • Meno di 36 mesi di vita: accesso alla formula più vantaggiosa, con un mix tra finanziamento decennale a tasso zero e fondo perduto, per investimenti fino a 3 milioni di euro.
  • Tra 36 e 60 mesi: condizioni leggermente meno generose, con una componente di fondo perduto ridotta e maggior peso del finanziamento agevolato.

Tra le spese che si possono finanziare rientrano macchinari, attrezzature e impianti, interventi di adeguamento degli spazi (entro certi limiti), software e licenze, consulenze specialistiche e una quota delle spese di gestione nei primi mesi. I settori ammissibili sono industria, artigianato, servizi, commercio e turismo.

La domanda va presentata online su Invitalia, con valutazione in ordine di arrivo. Serve un piano d’impresa strutturato, di solito su un orizzonte di tre-cinque anni, con proiezioni economiche, piano degli investimenti e documentazione sulla composizione femminile della società.

Per chi sta valutando ON insieme al Fondo Impresa Femminile, il punto critico è capire come distribuire le spese tra le due misure per non creare sovrapposizioni e massimizzare il beneficio complessivo.

Bandi regionali per imprenditoria femminile: come funzionano e dove cercarli

Al livello nazionale si affianca una rete di bandi regionali che, pur con nomi e modalità diverse, perseguono lo stesso obiettivo: rendere più accessibile l’imprenditoria femminile sul territorio. Queste misure sono finanziate principalmente con i fondi strutturali europei FESR e FSE+, spesso integrati con risorse PNRR assegnate alle singole regioni, e vengono pubblicate sulle pagine dedicate dei siti regionali o delle agenzie di sviluppo locale.

Un esempio attualmente attivo è il bando NIDI (Nuove Iniziative d’Impresa) della Regione Puglia, uno sportello aperto in modo continuativo dedicato a chi vuole avviare una microimpresa femminile.

Alcuni dei requisiti principali sono:

  • Progetti ammissibili tra 10.000 e 150.000 euro.
  • Copertura fino al 100% per investimenti sotto i 50.000 euro, con percentuali ridotte per importi maggiori.
  • Spese finanziate: macchinari, attrezzature, impianti; per le imprese femminili anche sviluppo di piattaforme e-commerce.
  • Destinato a imprese femminili non ancora costituite o attive da meno di 6 mesi, con sede in Puglia.

Misure simili sono attive in Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana, dove i Programmi Regionali FESR 2021-2027 includono linee specifiche per la parità di genere. Le forme di sostegno variano:

  • Contributi a fondo perduto per acquistare beni e attrezzature.
  • Voucher per consulenze, digitalizzazione e formazione.
  • Percorsi di tutoraggio e accompagnamento nelle fasi di avvio.
  • Punteggi aggiuntivi nelle graduatorie o quote di budget riservate.

Per fare domanda si segue in genere lo stesso iter: registrazione sulla piattaforma regionale, caricamento del progetto e dei preventivi, verifica dei requisiti di composizione femminile e valutazione a sportello o per graduatoria. Il consiglio pratico è monitorare regolarmente i siti delle Camere di Commercio regionali e i siti della Regione di riferimento dove vengono segnalati i bandi più rilevanti man mano che si aprono.

Programmi europei e PNRR: quadro e strumenti collegati alle imprese femminili

Sopra i singoli bandi si colloca il livello europeo, che non sempre produce fondi esplicitamente “dedicati” alle imprenditrici, ma inserisce la parità di genere come criterio trasversale in quasi tutti i programmi di finanziamento, con ricadute concrete sui punteggi di valutazione e sulla progettazione delle misure nazionali.

Il PNRR destinato ad imprese femminili, prevede complessivamente 400 milioni di euro all’imprenditoria femminile, distribuiti così:

  • 160 milioni al Fondo Impresa Femminile.
  • 100 milioni a ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero.
  • 100 milioni a Smart&Start Italia.
  • 40 milioni a misure di accompagnamento, comunicazione e monitoraggio.

Questi fondi si affiancano ai Programmi FESR e FSE+ 2021-2027, attivi fino a fine decennio. Il FESR finanzia investimenti materiali e immateriali per le PMI, mentre FSE+ sostiene formazione, mentoring e percorsi di self-employment, incluse le donne che vogliono avviare un’attività partendo dalla disoccupazione o da una transizione lavorativa.

Sul fronte europeo a gestione diretta, vale la pena conoscere la piattaforma WEgate – sostenuta dal Single Market Programme – che mette in rete imprenditrici di tutta Europa e segnala opportunità di finanziamento.

Horizon Europe e l’European Innovation Council prevedono invece dei percorsi dedicati alle startup a guida femminile, con possibilità di accedere a grant e strumenti di equity. Per candidarsi, il punto di partenza è il portale Funding & Tenders della Commissione europea, mentre le reti Enterprise Europe Network offrono supporto tecnico sul territorio.

Strumenti con premialità per l’imprenditoria femminile

Non tutti i bandi utili alle donne sono esplicitamente “al femminile“, una parte rilevante delle opportunità disponibili nel 2026 proviene da misure generaliste che, pur aperte a tutte le imprese, premiano in modo specifico i progetti a guida femminile attraverso punteggi aggiuntivi, soglie di accesso più basse o aliquote di contributo più favorevoli. Tra questi ci sono:

  • Smart&Start Italia: pensato per le startup innovative, riconosce premialità alle compagini femminili in sede di valutazione qualitativa del progetto.
  • Fondo Centrale PMI: lo Stato garantisce una quota del prestito alle banche, riducendo il rischio per l’istituto finanziatore; in alcune configurazioni, le imprese femminili ottengono condizioni prioritarie.
  • Microcredito nazionale e regionale: importi contenuti ma iter semplificato, pensato per chi non riesce ad accedere al credito ordinario; molte linee prevedono condizioni di favore per lavoratrici autonome e piccole imprenditrici.

Scegliere quale misura usare per quale voce di spesa, e in quale ordine presentare le domande, incide direttamente sull’entità complessiva degli aiuti che si riescono a ottenere.

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