Nel settore della ristorazione, la formula del franchising funziona molto bene, perché pian piano le aziende di ristorazione stanno capendo che andare verso la nicchia aumenta le opportunità di allargare il business, sostenerlo nel tempo.
Il settore della ristorazione è tra i più interessanti per chi vuole investire in franchising soprattutto se si opta per l’avvio di un fast food. Infatti, secondo Statista nel 2024 in Europa si stima un numero complessivo di fast food in franchising e diretti pari a 74.940.
La crescita annua del business in Italia, secondo l’indagine di Deloitte, invece è dell’11% complessivo. Il peso delle insegne e il valore del brand per il fast food ha un forte impatto sul giro d’affari nazionale. Attualmente il giro d’affari del settore è di circa 8,2 miliardi di euro l’anno.
In Italia, le catene di ristoranti in franchising e fast food sono rappresentative del 10% del mercato complessivo nel settore food.
Dunque, aprire un ristorante di fast food e street food di qualità, nel nostro paese, sta diventando sempre più una possibilità economica alternativa al tradizionale servizio di ristorazione con la sala e i posti a sedere.
In molti pensano che lo street food sia un parente stretto del fast-food, ma non è così.
Lo street food è fatto per chi appunto va in strada, ha poco tempo, ma preferisce risparmiare sulla comodità piuttosto che sul cibo, che è preparato con cura e che spesso è rappresentato da eccellenze regionali, servite alla buona.
Celebrato da programmi televisivi e chef di tutto il mondo, lo street food sta conoscendo un periodo di indubbia e meritata fortuna. Letteralmente “street food” fa riferimento a tutti quei servizi di ristorazione che offrono cibo in strada, cioè in strutture quasi sempre non permanenti, situate in posizioni geografiche di passaggio, presso le quali è possibile acquistare del cibo pronto “da passeggio”. Mangiare in strada è sempre stata una prerogativa degli italiani, anche quando la moda dello street food non aveva preso piede.
Oggi, grazie alla diffusione del fenomeno è possibile aprire un franchising dedicato allo street food praticamente ovunque in Italia, facendo conoscere ai potenziali clienti le specialità del luogo, che spesso vengono sacrificate a favore di una cucina internazionale nella quale gli italiani stentano a riconoscersi.
Oggi, grazie alla diffusione del fenomeno è possibile aprire un franchising dedicato allo street food praticamente ovunque in Italia, facendo conoscere ai potenziali clienti le specialità del luogo, che spesso vengono sacrificate a favore di una cucina internazionale nella quale gli italiani stentano a riconoscersi.

Un altro settore della ristorazione in franchising da strada è quella che riguarda le patatine fritte. Chiunque sia stato a Bruxelles non può aver rinunciato a prendere una confezione di patatine fritte, al volo, servite nel loro incartamento. Le patatine fritte sono da passeggio tanto quanto la pizza fritta a Napoli, da pochi anni esportata a Milano con un successo senza precedenti.
Bastano i dati ricavati dalle associazioni di categoria: il cibo da strada piace sempre più agli italiani ed è considerato una valida ed economica alternativa ai tradizionali servizi di ristorazione.
Il motivo è semplice: negli street food si cucinano alimenti della nostra tradizione, magari rivisitati, ma serviti in modo da non sporcarsi, essere consumati in piedi, in calma, dopo una preparazione fatta davanti a sé, gustosi al punto giusto.
Aumentano le convention, gli appuntamenti ufficiali dedicati al settore, addirittura un gigante della ristorazione come Michelin ha attribuito per la prima volta delle “stelle” – i riconoscimenti salutati come un Oscar – a due street food in Asia, segno che la ristorazione ufficiale si è accorta del fenomeno e vuole promuoverlo.
Aprire un’attività di street food in Italia è semplice e non richiede un percorso burocratico complesso o al quanto differente da quello dedicato all’avvio di un ristorante tradizionale.
Nello specifico per aprire un franchising di street food in Italia hai bisogno di:
Se si fa street food con un furgoncino è necessario avere un mezzo che sia a norma di legge e che permetta di avviare correttamente l’attività rispettando anche le normative sanitarie. Infine, bisogna chiedere anche i permessi per sostare con il proprio furgoncino in zone specifiche delle località dove si attua l’attività di somministrazione.
Aprire un locale di street food, un ristorante friggitoria o un franchising patatine fritte ecc…richiede comunque un investimento economico che deve essere considerato prima dell’avvio dell’attività.
Aprire uno street food può essere un investimento sorprendentemente accessibile rispetto ad altri tipi di attività ristorative, ma i costi possono variare significativamente in base a diversi fattori.
Il budget iniziale comprende generalmente l’acquisto o il noleggio di un food truck o di un carretto, l’allestimento della cucina mobile, le licenze e i permessi necessari, e l’acquisto delle forniture iniziali.
A seconda della complessità del menu e dell’attrezzatura necessaria, l’investimento può oscillare tra 10.000 e 50.000 euro. Se si valuta il franchising i costi si riducono e questi possono andare da un minimo di 2000 euro a circa 15-20 mila euro.
Il guadagno di uno street food può variare ampiamente in base a diversi fattori, tra cui la posizione, il tipo di cibo offerto, la gestione dei costi e l’efficacia del marketing. In media, uno street food ben avviato può generare un fatturato mensile che va dai 5.000 ai 10.000 euro.
Considerando i costi operativi, che includono l’acquisto degli ingredienti, il personale, le licenze e la manutenzione del veicolo, il margine di profitto netto può situarsi tra il 10% e il 20%.
Questo significa che, con una buona gestione, è possibile ottenere un profitto netto mensile che varia dai 1000 ai 4.000 euro. Tuttavia, la chiave del successo risiede nella capacità di attrarre e fidelizzare i clienti, offrendo prodotti di qualità.
Il franchising ristorazione è la formula commerciale ideale per aprire un’attività anche nel campo dello street food, patatine fritte e cibo veloce o friggitoria.
In primo piano perché si può gestire meglio la localizzazione geografica, evitando la concorrenza interna. In secondo luogo, perché i grandi marchi si sono resi riconoscibili con grandi campagne pubblicitarie, puntando molto sulla segmentazione del pubblico.
C’è chi propone fast-food generico, chi punta su un determinato prodotto. Lo street food si inserisce in un filone che ha ampiamente dimostrato di mantenere le promesse, a patto di studiare bene la tendenza economica e scegliere una localizzazione adeguata a ricevere sufficiente clientela (della serie: non aprite una friggitoria in un comune di 1500 anime, perché avreste sempre la concorrenza indiretta degli altri servizi di ristorazione).
Il franchising è un contratto basato sulla somministrazione. Il franchisor è il proprietario del marchio di street food o di friggitoria e intende espandersi in senso geografico, occupando zone nelle quali non è presente.
Quasi sempre è un marchio che punta su un prodotto locale che ha una rinomanza che va oltre la sua zona di origine e intende farlo conoscere ovunque, si pensi agli arrosticini abruzzesi oppure alla piadina romagnola.
Per espandersi ha bisogno, comunque, di nuova forza lavoro. Il franchisee viene incontro alle sue esigenze da figura indipendentemente, eliminando costi, ma prendendo gran parte dei guadagni. Il franchisor ci guadagna sul fee di ingresso, il cui valore varia a seconda del business o della zona geografica, mentre l’affiliato può sfruttare a proprio vantaggio tutte le conoscenze commerciali dell’affiliante, nonché l’effetto alone derivante dall’impiego di un marchio conosciuto.
Il franchising consente di essere subito operativi: entrare sul mercato con un marchio o una specialità di street food nota, che non ha necessità di essere fatta conoscere in modo massivo, come capita a un ristorante tradizionale, che deve far conoscere il suo menu attraverso la cucina del suo chef. Il rischio imprenditoriale insomma è minore.
C’è poi un altro punto a favore: lavorando su una specialità da street food, si riceve della pubblicità gratuita ogni qualvolta si parla del nostro cibo in Tv, sui giornali, in radio e sui siti internet. Cosa che non accade col menu di un ristorante tradizionale.
L’Italia, come sappiamo, è la patria del cibo da strada, ogni comune ha la sua specialità e ne porta vanto. Naturalmente non tutto il cibo tradizionale da passeggio o da asporto si presta a una commercializzazione su vasta scala, perché talvolta i sapori sono molto particolari.
Il gusto per un alimento si basa sull’abitudine a mangiarlo e certe scelte possono sembrare dissonanti rispetto a una cultura e a un gusto di una particolare città. Nella media però le specialità italiane, come la piadina, la pizza fritta o piuttosto gli arancini e i classici panini, incontrano il gusto generale e sono molto apprezzati, per cui è una scelta commerciale coerente con l’idea di fare business.
Aprire un Franchising
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