Chi lavora nel franchising da anni sa bene che la sostenibilità è diventata un criterio concreto di scelta per imprenditori, consumatori e investitori. E non parliamo solo di prodotti ecologici o di etichette verdi: il cambiamento passa da modelli di business solidi, replicabili e coerenti con una nuova idea di economia.
Nel 2026, le opportunità nel franchising green sono più numerose e strutturate che mai.
Scegliere un franchising sostenibile oggi significa entrare in un mercato con una domanda crescente, una reputazione solida e un orientamento futuro. Ma serve attenzione: non tutto ciò che si presenta come “green” lo è davvero, e non tutti i format sono adatti allo stesso tipo di investitore.
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1. Negozi di prodotti biologici e alimentazione naturale
Se vuoi entrare nel mondo dei franchising green, una delle aree di investimento maggiormente conosciute è legata alla vendita di alimenti e prodotti biologici e destinati all’alimentazione naturale.
I format in franchising sono consolidati e offrono assortimenti ampi, layout funzionali e una logistica che consente rifornimenti rapidi anche per punti vendita di piccole dimensioni. Il cliente di questi negozi è spesso molto informato: si aspetta trasparenza, coerenza e standard elevati. Ecco perché è meglio evitare un’improvvisazione, e affidarsi a un marchio consolidato come quelli del franchising.
Secondo gli ultimi dati ben sette italiani su dieci hanno mangiato o bevuto qualcosa di biologico fuori casa nel corso dell’ultimo anno, e più di un terzo lo fa con regolarità. Questo quanto riportato dallo studio dell’Osservatorio SANA svolto da Nomisma, che conferma la salute del settore.
Infatti, il giro d’affari del comparto ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro alla fine del 2025. Di questi, 5,5 miliardi restano dentro le mura di casa e poco più di 1,35 miliardi passano dai pubblici esercizi.
Dentro la spesa domestica il canale che muove di più è la Distribuzione Moderna, con 3,5 miliardi e una quota che sfiora i due terzi (64%), cresciuta del 6,1% rispetto all’anno precedente secondo le elaborazioni Nomisma su base NielsenIQ in perimetro omnichannel.
Il dettaglio interessante riguarda però i negozi specializzati, che pesano per un quinto degli acquisti familiari e nello stesso periodo hanno guadagnato il 7,5% in valore.
Ma quanto costa aprire un negozio di prodotti biologici? In franchising il costo può andare tra i 20 e i 40 mila euro, comprese le fee d’ingresso e in genere richiede locali da almeno 60 mq. I margini di guadagno vanno dal 10 al 15% sul prodotto, inoltre, è un mercato che offre un tasso di fidelizzazione molto alto.
Per aprirlo non ci sono requisiti specifici, bisogna semplicemente essere maggiorenni, avere una passione per i prodotti biologici e avere delle competenze nell’ambito del commercio, almeno basilari.
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2. Mobilità elettrica e micro-sharing
Un settore ancora giovane, ma con potenzialità altissime. Il nono rapporto nazionale sulla Sharing Mobility, presentato a ottobre del 2025 e tuttora il più aggiornato, stima in quasi 60 milioni i noleggi complessivi di auto, biciclette, scooter e monopattini condivisi nel 2025, un quinto in più rispetto all’anno precedente. Guardando la curva degli ultimi anni la domanda di mobilità elettrica risulta in salita.
Tra i servizi più richiesti ci sono: i monopattini elettrici, che hanno coperto metà dei noleggi complessivi. A questo segue il bikesharing con il 32% dei noleggi, quattro punti in più rispetto al 2022, mentre il carsharing si mantiene fermo al 12% come l’anno precedente. Aumentano anche i chilometri percorsi, che raggiungono i 200 milioni nel corso del 2025.
Il mercato, dunque, è in salute e promettente ma quali sono le soluzioni migliori per entrarci?
Si va dalle microstazioni di noleggio e-bike o monopattini elettrici, alle attività di assistenza e vendita di mezzi green. Alcuni network puntano sulla formula corner dentro distributori o stazioni ferroviarie; altri propongono veri e propri centri di mobilità urbana.
Qui il franchising serve a standardizzare i processi e a garantire tecnologie affidabili. I gestori devono essere rapidi nell’analisi dei flussi, nella gestione delle ricariche e nel rapporto con gli enti locali.
I costi di apertura sono variabili: nelle formule in cui il franchisor mette a disposizione un ampio parco di biciclette e monopattini elettrici vanno dai 5 mila fino ai 40 mila euro. Sui tempi di rientro e sui margini conviene fare riferimento ai dati che ciascun marchio indica nel contratto di affiliazione.
Non c’è bisogno di specifici requisiti, basta un’alta sensibilità ambientale, buona capacità logistica, e interesse per la tecnologia.
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3. Servizi di riciclo, rigenerazione e riduzione rifiuti
Secondo il Rapporto sull’economia circolare del Circular Economy Network, pubblicato nel 2026 e riferito ai dati 2024, il tasso di utilizzo circolare, indicatore che misura quanta parte dei materiali immessi nell’economia proviene dal riciclo invece che da estrazione o acquisto all’estero, ha raggiunto in Italia il 21,6% contro il 12,2% della media comunitaria.
Un materiale su cinque, in altre parole, rientra nel ciclo produttivo senza passare né dalla miniera né dalla dogana.
Sull’efficienza con cui quei materiali vengono impiegati il vantaggio si ripete: 4,7 euro di prodotto interno lordo per ogni chilogrammo di risorse consumate, a fronte di una media europea ferma a 3 euro, con un miglioramento del 32% rispetto al 2019.
Il trattamento dei rifiuti mostra distanze ancora più ampie. Su 160 milioni di tonnellate gestite fra urbani e speciali ne vengono avviate a riciclo 137, l’85,6% del totale, mentre la media dei Ventisette si attesta al 41,2% e i principali partner europei restano tutti sotto i sessanta punti.
Sugli imballaggi il primato si conferma, con un tasso di riciclo del 76,7% rilevato da CONAI nel 2024, oltre nove punti sopra il 67,5% medio europeo.
Ciascuno di questi punti percentuali corrisponde a materia che non deve essere comprata sui mercati internazionali, il che riduce sia il costo dell’approvvigionamento sia l’esposizione alle tensioni geopolitiche che negli ultimi tempi hanno reso quei mercati imprevedibili.
Quella capacità di recupero, però, non nasce soltanto negli impianti industriali: passa da una rete capillare di servizi di prossimità che intercettano il materiale prima che diventi rifiuto, e che in larga parte restano da costruire. Il franchising rappresenta una via d’accesso a questo spazio per chi vuole aprire un’attività senza partire da zero, con format già rodati come i centri per la rigenerazione di smartphone e tablet, i servizi di ritiro e trattamento degli oli esausti, le lavanderie ecologiche o i distributori di acqua potabile. Ogni formula intercetta una fetta di domanda che prima non aveva risposte organizzate.
L’investimento iniziale richiesto da queste affiliazioni si colloca in genere fra i 5mila e i 20mila euro, cifra contenuta rispetto ad altri comparti e legata alla natura del servizio, che richiede attrezzature più che superfici ampie.
Sui tempi di rientro e sui margini conviene affidarsi ai dati che ciascun franchisor mette per iscritto nel proprio contratto, dato che variano sensibilmente per format e per bacino territoriale.
Sul fronte delle competenze la barriera d’ingresso resta bassa, perché nella maggior parte dei casi è la casa madre a fornire la formazione iniziale all’affiliato.
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4. Moda sostenibile e accessori eco-friendly
Il settore fashion è tra i più inquinanti al mondo, ed è per questo che si è reso necessario un approccio etico alla moda.
Così sono nati marchi di accessori e abbigliamento eco friendly che propongono: accessori in tessuti naturali, materiali rigenerati o linee a ciclo chiuso. Alcuni franchising propongono veri e propri concept store con collezioni capsule, altri puntano sulla personalizzazione.
Il consumatore, in questo caso, è attratto tanto dall’estetica quanto dal messaggio. La narrazione del brand, l’esperienza in store, il contesto locale: tutto diventa parte integrante dell’acquisto. Il costo medio d’ingresso in quest’attività è tra i 45 mila e gli 80 mila euro, fino ai 150 mila euro per l’apertura di un negozio di marchi in franchising molto famosi.
La formazione in generale è curata direttamente dal marchio che aiuta a comprendere come avviare e gestire al meglio la propria attività. Non sono richiesti specifici requisiti se non quello di avere una forte passione per la moda e la sostenibilità. I margini applicati in questo comparto arrivano fino al 30% sul prezzo di acquisto del prodotto.
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5. Ristorazione biologica
Secondo l’Osservatorio SANA, con il suo report realizzato in collaborazione con Nomisma, i consumi di prodotti biologici fuori casa hanno raggiunto nel 2025 un valore complessivo di 1,35 miliardi di euro, pari a un quinto dell’intero mercato del BIO.
Crescono le formule di food franchising orientate alla sostenibilità, con locali che uniscono alimentazione vegana o vegetariana a packaging compostabili, filiere corte, arredi riciclati. Alcuni format sono 100% plastic free, altri lavorano solo con ingredienti locali, bio e a chilometro zero.
Per aprire un ristorante in franchising, però, bisogna considerare che ci sono delle procedure burocratiche precise ed è necessario avere requisiti come: corso SAB di almeno uno dei soci dell’attività, corso HACCP per tutti quelli che lavorano nel ristorante.
Anche i costi sono più alti, infatti questi partono dai 50 mila euro fino ai 200 mila euro per i format più complessi. I margini sulle materie prime impiegate nelle preparazioni superano in genere il 50%, mentre per la redditività attesa conviene fare riferimento ai dati che il singolo franchisor riporta nel contratto di affiliazione.















